Il sole giallo e incandescente picchiava sulle nostre teste da un cielo turchino e senza nuvole. Avanzavamo piano. Il terreno era aspro, irto di spine e ortiche. Non eravamo attrezzati, le nostre caviglie sanguinavano, insetti e zanzare banchettavano sui nostri corpi sudati e quei quattro stracci appesi ai nostri corpi stanchi ci coprivano e proteggevano a malapena. Ma la missione aveva la priorità. La missione era tutto. Ci dividemmo a ventaglio in modo da coprire più spazio possibile. Alcuni rimasero bloccati da rovi alti come montagne, altri si persero nei dedali intricati di un antico canneto. Finché!
Venite, deve essere qui!. Gridò qualcuno.
Stava fermo , impalato, davanti a quel manufatto di mattoni grezzi che si ergeva sul campo come una cattedrale dimenticata. Tubi di ghisa e ferro l’attraversavano per poi inchiodarsi nel terreno come grigie radici. Un sibilo. Un battito! Sembrava che un’antica bestia in letargo succhiasse la linfa vitale della madre terra . Era lì ! Doveva per forza essere lì! Non avevamo più tempo, ne andava della nostra reputazione.
Ma dove?
Il cuore batteva, ci avvicinammo piano. In mano bastoni e vecchie canne. Scandagliammo tutto intorno, ci guardavamo preoccupati mentre quel battito continuava non curante di noi.
Ossessionati. Ma niente. Zero. Forse avevamo bisogno di un'altra visuale. Ma in quella pianura di steppa e spine l’unica era salire su quell’ammasso di mattoni. Ci guardammo, i nostri arti stanchi e sudati iniziarono la scalata. Da uno sportello arrugginito i rumori si fecero sempre più veloci e forti. E i nostri cuori iniziarono a battere, forse più per la paura di aver fallito che per l’essere o entità nascosta. Eravamo in stallo. Guardammo il cielo azzurro. Avevamo bisogno di un segno!
- MINKIA! DUE ORE PER TROVARE UN PALLONE! E’ là… LA! vicino al rubinetto dell’autoclave. Minkia lo vedo da qua!
Danilo col braccio teso e il dito puntato ci urlava dai montarozzi che delimitavano il campetto di calcio. Gli altri, dietro di lui ci gridavano contro, Ciccio scese infuriato e ci strappò il pallone dalle mani riportandolo in campo tentando di tirare un calcio d’angolo.
L’estate del 1986 era iniziata con tutti i crismi. Stesso torneo di calcio il pomeriggio nel campetto vicino alla spiaggia, stesse partite di tennis in quello condominiale, stesse giornate in spiaggia a giocare o a calcio o a beach volley. Stessi giri in bicicletta negli stessi posti. Tutto uguale. Ogni anno, ogni estate.
La noia.
Per fortuna la mia mente aveva imparato a rendere la realtà molto più interessante.
Io sono Jonathan Draier e questa è la mia storia.
Alla fine degli anni 70 orde di lanzichenecchi e barbari attaccarono le placide e verdi coste a est della grande isola.
A cavallo di ruspe e betoniere armati di pale e picconi annientarono i canneti, le vigne e gli orti che da secoli prosperavano rigogliosi a ridosso delle spiagge dorate. E non ci furono superstiti.
Nei campi un tempo floridi e verdi e ora brulli e disossati iniziò il banchetto degli speculatori edilizi.
Iris, Oasi, Habitat, Tramonto Rosso . Le seconde case della borghesia benestante a tempo indeterminato nacquero come funghi dopo un acquazzone d’autunno. Non era una città e nemmeno i tipici paesini di provincia ma un’accozzaglia di muri e pergole, giardini curati e accessi alla spiaggia. Regno di padri in boxer e barbecue e madri in ciabatte e pareo abbinati. E poi c’eravamo noi! Orde di ragazzini figli di quel benessere che cercavamo di occupare le giornate calde in ogni modo, chi si accontentava di un pallone o di una racchetta e chi , come me e la mia piccola combriccola, a cavallo delle bici vedeva quella landa come un territorio da esplorare.
Come in tutte le battaglie poteva capitare che nei territori occupati ci fossero sprazzi di resistenza, zone non invase, recintate da reti elettrosaldate o muretti a secco, dove case coloniche con frutteti e orti continuavano la loro vita come in un limbo temporale.
Fuori Pizza fredda, birra calda, Pac-Man e Sandy Marton alla radio. Dentro quei poderi sveglia all’alba e colpi di zappa.
<Ma che cavolo. Ma si può giocare in questo modo?…Uno è un pesce stocco…l’altro guarda le farfalline! Danilo infuriato scagliò il pallone contro Ciccio < senza di loro non avevamo il numero….che cazzo ci posso fare che sono gli unici maschi che non sanno giocare a calcio!!>
<io so giocare!..> lamentò Abel dietro gli occhialoni impastati di polvere e sudore…< Ma che vuoi! mi fate gli sgambetti…..guarda qui il mio ginocchio> Melo a terra mentre spolverava la ferita…
Polvere, sudore, caldo! Mi chiesi il motivo per cui accettavo quella tortura. Odiavo il calcio, non lo capivo e non mi interessava. In tv vedevo scontri epici, battaglie con armi spettacolari, luoghi lontani ed esotici, avversari potenti e tenebrosi. Mentre io ero relegato in un campetto sterrato vicino a un torrente.
<HE! Sei sveglio ! questo è tornato a guardare le farfalline….ma vuoi svegliarti!!! Cazzo quando vedi il pallone dagli un calcio!! Cazzo prova almeno!!!> Danilo sempre più infuriato mi dava addosso levandomi quel poco di interesse verso quella sfera consumata.
< Io…devo andare adesso. È tardi> mi allontanai a testa bassa verso la mia bici mentre gli altri inveivano. Mi rivolsi verso Abel e Mimmo. < stasera c’è notte Horror su Italia 1, con Zio Tibia….credo che diano La Casa…> Mimmo zoppicante mi seguì < GEI ASPETTAMI! La vediamo da me, i miei non ci sono abbiamo casa libera> Abel annuì solamente e rimase lì. Non capii mai il suo bisogno di essere accettato da quelli lì.
Quella sera il tubo catodico del Grundig 16 pollici, laminato finto legno, esplose di 256 colori. Zio Tibia con il fido Astragalo avevano aperto la serata.
Tre pizze con wurstel, coca cola , pacco gigante di patatine Pai, Ash , un Necronomicon rilegato in pelle umana.
Il fascio di luce del televisore squarciava il buio del salotto . Noi ridevamo, urlavamo, masticando pizza e seminando patatine. La Casa è un film strano. L’avremmo visto migliaia di volte, eppure, quel senso di inquietudine ci dava dipendenza. L’horror ha questo potere, ti insegna che per quanto un mostro sia terribile può essere combattuto, magari non vincendo, ma puoi comunque alzare la testa e combattere. Oppure… diventare come loro. Jason, Freddy , i Supplizianti. In fondo, mi sono sempre chiesto, che gusto c’è a stare dalla parte di quello che scappa. Molto meglio fare paura che averne.
Buio!
La TV morì di botto di fronte ai nostri occhi, anche le luci del giardino e della cucina si spensero. Lasciandoci impietriti!! < Hem, tranquilli deve essere scattato il contatore, a volte lo fa….devo solo..> disse Melo. Poi sentimmo i passi, e gridolini. Qualcuno era entrato ! erano dietro di noi !
Uno schiaffo! Poi un calcio . Abel e Melo erano a terra davanti alla tv morta. Una mano mi prese dai capelli e un pugno sul fianco mi scaraventò in mezzo a loro. Erano Danilo e Ciccio insieme ad altri due indefiniti della loro combriccola. Due si sedettero sui petti dei miei amici , Danilo, credo, spingeva tutto il suo peso sulla mia schiena schiacciandomi la testa sul pavimento con una mano.
<Vi piacciono i film di paura minchioni sfigati> La voce stridula di quel senza palle sbavava sulle mie orecchie. <Tu non hai paura! Tu mi giri le spalle e mi lasci durante una partita! E ti porti dietro quel minchione!> . Qualcuno armeggiava in cucina. < Hei usiamo queste!....gli piace il sangue no?> e scoppiò in una risata ebete! Le conserve di Nonna Nunzia schizzarono a cascata sui nostri corpi, inondandoci il viso, la testa e tutto il resto trasformandoci in mega tampax usati!
<Hei guarda qui ! un Commodore 64 nuovo, nuovo !!! > Melo inorridì, tutti noi iniziammo a urlare. Passi per botte e per la salsa. Ma con quello ci giocavamo. Melo era stato il primo, e quanto ne ha passate per averlo. Pagelle superlative, catechismo tutti i sabati, lavoretti a casa. Quel computer se l’era guadagnato! < Io non lo so usare!> disse qualcuno ridendo.< ma come si usa? Non si accende nemmeno> un altro in modo beffardo! Sentimmo Ciccio staccarlo dai cavi < se non si accende, lo possiamo usare come mazza da baseball….inventiamo un nuovo gioco! Tira quel barattolo!!>
Per qualche minuto si divertirono, saranno stati in sei o sette. Prima ci rovesciavano addosso la salsa poi scagliavano i barattoli di vetro. Ciccio li colpiva con Commodore 64 mentre a noi ancora a terra arrivava grandine di cocci di vetro e tastiera frantumata. Finché finalmente, allertati dai genitori di Melo che tornavano a casa, scapparono da dove erano venuti portandosi dietro le nostre bici per poi abbandonarle tutte rotte nel torrente.
Non la fecero franca, anzi. I genitori di Melo fecero un casino. Anche i miei e quelli di Abel. Quei vigliacchi tentarono di dire che non erano stati loro ma alla fine i loro padri risarcirono i danni compreso il Commodore 64 che però non fu più riacquistato. Loro se la cavarono con una settimana di punizione. Solo una settimana.
Per me non era abbastanza.
Decidemmo di defilarci, anche in spiaggia ci mettevamo da parte. Ci dedicammo alle nostre passioni , fumetti, film…e qualche videogioco. Per lo più cassoni trovati in qualche bar, per ovvi motivi. Il pomeriggio poi trovammo un simpatico passatempo. C’era ancora tanta campagna , nonostante la speculazione edilizia rimanevano ancora delle case coloniche con orti e animali. Ci comprammo anche due zappette e un rastrello. Roba da farci uscire i peli nelle braccia e i calli nelle mani. Ogni pomeriggio verso le tre uscivamo per poi ritornare prima che calasse il sole. Sudati e sporchi di terra, spesso portavamo a casa piccoli trofei, qualche pomodoro o cipolle, delle patate o semplicemente mazzi di basilico profumato. Eravamo costretti a passare davanti al campetto . Loro, quelli là, ci guardavano, Danilo e Ciccio specialmente ci lanciavano delle occhiatacce. I loro genitori pare non erano stati benevoli , tutt’altro. A volte ci chiamavano, specialmente Abel, oppure ci sfottevano mimando vecchie canzoni di Mario Merola. Ma noi non ci curavamo. Gli passavamo davanti senza degnarli di uno sguardo.
E questo li faceva infuriare!
Quella sera eravamo da me. Zio Tibia insieme al fedele Astragalo ci propose La Casa 2, meraviglioso sequel! Proprio mentre Ash era nello stanzino degli attrezzi a sostituire la sua mano marcita con una motosega entrò mia madre illuminando la stanza.
< Sapete dove sono finiti i vostri amici?> ,<chi?> risposi con la faccia stupita.
< quelli che l’altra sera vi hanno fatto quello scherzo! Dai sapete dove sono finiti? C’è la mamma di Danilo. Da ore non si hanno più sue notizie>
< non sono nostri amici> risposi calmo.< non stiamo più con loro!> gli altri annuirono facendo spallucce. La mamma di Danilo entrò < Ragazzi scusate ma voi il pomeriggio dove andate?>
< noi? In giro con le bici … perché?> e la signora sempre più agitata.< dai lo sanno tutti che fate i contadini da qualche parte …. Forse Danilo …em vi voleva raggiungere .Hem …per giocare anche lui> esclamò un poco imbarazzata. <Noi contadini? Ma cosa dice signora! Noi prendiamo la strada del torrente e passeggiamo per le campagne. Ma solo noi> e stavolta mi scappò uno sguardo di sfida.
Fu verso l’una di notte che i carabinieri trovarono Ciccio in una stradina in mezzo al nulla con due mastini che rosicchiavano la sua carcassa. Li indicò la posizione un certo Alessandro, uno di quelli con cui giocava a calcetto, spuntò con la bici usata come stampella, con una gamba maciullata e mezza faccia coperta di sangue. Fece appena in tempo a dire dove fossero i suoi amici che entrò in coma . Pare avesse perso troppo sangue.
L’inquietante Angelo, il nostro pizzaiolo di fiducia, un ragazzone biondo dall’aria stralunata, col fisico impostato e un improbabile taglio biondo alla moicana. Uno del luogo, che conosceva tutti e tutto. Lui ci aveva avvertiti quando ci aveva beccati vicino la casa di Don Affiello! Dal suo gippone americaneggiante ci aveva ammoniti.< levatevi subito dai coglioni. Non vi avvicinate a quella bicocca. Quello , lo vedi quello con la zappa?. Quello non è normale, gli manca qualcosa nel cervello. Lui e la sua famiglia sono animali, vivono come cento anni fa. Non gli frega niente di nessuno . quella è la loro terra e se entri…!> .
Certo noi eravamo stati avvertiti ma Danilo e gli altri evidentemente no. E noi saremmo stati ben lieti di dirglielo ma non ci eravamo per niente accorti che ci stessero seguendo. Forse. Sì certo quel pomeriggio eravamo entrati nella proprietà di Don Affiello ma forse non si sono accorti che siamo subito usciti scavalcando il muretto laterale. Restando fino all’imbrunire in uno spiazzo all’ombra di un salice vicino la strada statale e prima di tornare e, come spesso accadeva, compravamo qualche pomodoro o un po’ di patate dalla bottega lì vicino. Roba buona, insomma, naturale da portare a casa. Niente di strano insomma…..
Chi poteva immaginare che quella sera Danilo e gli altri per vendicarsi della punizione subita facessero irruzione in quella campagna distruggendo l’orto e rompendo la cisterna d’acqua allagando anche la casa.
A quello sfacelo Don Affiello, i suoi figli e i suoi cani non la presero benissimo.
Fu una scena di guerriglia paragonabile solo ad Apocalypse Now. Con un orto devastato trasformato in campo di battaglia!!
Danilo perse un occhio, i denti e non credo sia stato più in grado di contare fino a dieci. Due si presero un colpo di lupara alla schiena e stramazzarono nel fango. E il povero Ciccio che tentò di scappare nella stradina che portava nella via principale sappiamo come finì.
Brutta storia! Ma noi che ne potevamo sapere. Noi ci stavamo facendo i fatti nostri.
Il podere rimase abbandonato per anni. Don Affiello e la sua famiglia trascorsero la vita in galera. Quei ragazzini che tanto ci bullizzavano scomparvero. Chi in riabilitazione in qualche ospedale e chi sotto tre metri di terra. Anche il campetto alla fine fu dimenticato. A volte ci pascolano le pecore con i corvi che si appoggiano sulle porte di legno marce.
Vedete alla fine la morale potrebbe essere questa. Da fuori voi potreste vedere degli sfigati, troppo magri con gli occhialoni o grassottelli con magliette strane. Non bravi negli sport e soprattutto a calcio. Sempre in fissa con fumetti, film e videogiochi . Dei diversi .
Ma non chiamateli Nerd…. Forse l’apparenza inganna e in realtà sono solo dei gran figli di buttana!!